Cani e cavalli straordinari

20 Giugno 2021

CANI E CAVALLI STRAORDINARI.

Manifestazioni paranormali.

di Luciana Petruccelli

Nell’immagine: Hans mentre risponde alle domande. Immagine dal libro di Karl Krall Denkende Tiere (“Animali pensanti”) 1912, Wikipedia.

Sono passati molti anni da quando Raoul Montandon fece sorridere i cosiddetti benpensanti sostenendo nel suo libro De la Bête à l’homme che “gli animali possiedono molti più doni psichici di noi, e spesso vedono meglio di noi l’invisibile, e tanto chiaramente lo vedono da avere difficoltà a discernere i vivi dai morti”. Gli studi recenti finalmente gli hanno dato ragione, perché hanno potuto dimostrare che le percezioni extrasensoriali degli animali sono molto più numerose e diffuse di quanto si credeva un tempo, e comprendono l’intera gamma delle manifestazioni paranormali: telepatia, chiaroveggenza, precognizione, doppia vista, calcolo paranormale, bilocazione, materializzazione e medianità.

I cavalli calcolatori di Elberfeld

Ecco uno straordinario caso di calcolo paranormale, e cioè il fenomeno per il quale alcuni soggetti compiono in pochi secondi calcoli che richiederebbero ore alle persone normali.

Verso la fine del XIX secolo in Germania, nella cittadina di Elberfeld, un anziano maestro di scuola, Wilhelm von Osten, notò che fra i cavalli del suo piccolo allevamento uno stallone di nome Hans spiccava per intelligenza. Decise di dargli un’istruzione elementare: gli insegnò a ripetere i numeri scritti su una lavagna battendo gli zoccoli secondo il valore del numero e a fare dei semplici calcoli. Il cavallo si dimostrò un ottimo allievo. Visto il successo avuto con Hans, von Osten istruì altri cavalli e, fra questi, sei divennero famosi come “I cavalli calcolatori di Elberfeld”. Dopo solo quattro mesi di addestramento, questi sei cavalli, in modo davvero inspiegabile, furono in grado di risolvere operazioni impossibili da eseguire a memoria. Nel 1912 un amico di von Osten, Karl Krall, pubblicò il libretto Animali pensanti. La descrizione della loro straordinaria abilità attirò la curiosità del mondo scientifico, e furono molti gli studiosi che vollero esaminarli. Fra gli altri, anche il famoso psichiatra italiano Roberto Assagioli studiò in particolare Muhammad, lo stallone più dotato, che era in grado di estrarre fino alla radice quinta di numeri a più cifre. Lo stesso Muhammad, interrogato poi anche da Maurice Maeterlinck, risolse quasi istantaneamente problemi di cui lo stesso scrittore ignorava la soluzione, ma si rifiutò di dare la radice quadrata di un numero che in realtà non l’aveva. Anche alcuni cani impararono a fare calcoli piuttosto complessi, ma nessuno riuscì mai a eguagliare l’abilità dei cavalli di Elberfeld.

Il pensiero del cane Rolf

Per medianità s’intende la capacità di un individuo di fare da ponte tra la realtà spirituale e quella materiale, e proprio i fenomeni di medianità accertati in alcuni animali – finora cani e cavalli – hanno stupito, perché hanno aperto orizzonti impensabili sulle loro misteriose e sconosciute potenzialità. Il primo caso di cui si ha notizia, e che riempì le cronache dei giornali tedeschi intorno al 1910, fu quello di Rolf, un terrier Airedale.

Cani e cavalli straordinari. Manifestazioni paranormali

(Airedale terrier, Wikipedia foto di Lilly M)

Rolf era ancora cucciolo quando, malato e gravemente ferito, fu raccolto dalla signora Möckel di Mannheim, che lo curò amorevolmente. Da quel giorno Rolf non si scostò più dal suo fianco. La Möckel, notando che quando aiutava la figlia a risolvere dei problemi Rolf era particolarmente attento, un giorno gli chiese quasi per gioco: “Quanto fa due più due?”. Rolf batté quattro volte con la zampa sul suo braccio. Stupita, provò a chiedergli il risultato di altre operazioni, e sempre a colpi di zampa, Rolf non sbagliò un risultato. Visto che se la cavava così bene con i numeri, gli chiese se voleva impa­rare anche l’alfabeto. La risposta fu un colpo di zampa, che significava “sì”. Bastarono poche settimane a Rolf per memorizzare le lettere dell’alfabeto, e dopo pochi mesi sapeva leggere e scrivere. Com’era prevedibile, la sua fama si diffuse in un baleno e destò l’interesse degli studiosi. Furono soprattutto psichiatri e neurologi a sottoporlo ad analisi minuziose, il cui risultato fu pubblicato in riviste specializzate.

Il primo a “intervistare” Rolf fu il direttore dell’ospedale di Mannheim, il dottor Volhard. Per prima cosa gli fece leggere il titolo di un libro, che Rolf copiò battendo con la zampa sulle uguali lettere scritte su una lavagna. Dopo altri semplici esercizi, iniziò un vero dialogo con Rolf, che si esprimeva con frasi originali; ma la risposta più stupefacente Volhard la ebbe quando, avendo chiesto: “Sai dirmi cos’è un cane?”, si sentì rispondere: “Una parte dell’anima originaria”. Sbalordito, Volhard domandò: “E l’uomo cos’è, secondo te?”. E Rolf: “Una parte anche lui”. Che un cane si considerasse uguale a un uomo era un’idea un po’ troppo presuntuosa per Volhard che, piccato, chiese: “Dove mai hai sentito parlare di anima originaria?”. La risposta evasiva fu: “Non ricordo, ma ho sentito”. I parapsicologi che lessero la sua relazione dichiararono che quel suggerimento doveva essere giunto per via medianica, perché era impensabile che Rolf potesse elaborare da solo un concetto così astratto.

Anche il filosofo, biologo e parapsicologo prof. William Mackenzie, uno psichiatra, esaminò a lungo Rolf. Dopo aver constatato che sapeva leggere perfettamente, per essere sicuro che capisse anche il senso delle parole, puntò il dito sulla parola Herbst (autunno, in tedesco) e gli chiese se sapeva cos’era. Rolf batté sulle lettere della lavagna: “Il tempo delle mele”. Rolf, dun­que, capiva quello che leggeva e lo capiva per immagini, e siccome Mackenzie in quel momento aveva pensato alla parola “stagione”, dovette escludere che si trattasse di un fenome­no di telepatia. Alla domanda: “Ti piacerebbe essere un uomo?”, Rolf rispose: “Meglio cane, più coccolato”. Poi fu Rolf a chiedere: “Tu chi sei?”. Mackenzie rispose che amava gli animali ed era arrivato da lontano per conoscerlo. Il commento fu: “Rolf ti vuole bene”. A una signora che gli chiese cosa gli avrebbe fatto piacere, rispose: “Tu scodinzolare”. Ridendo la signora disse: “Come faccio a scodinzolare se non ho la coda? Chiedimi un’altra cosa”. “Dai Koklad”, scrisse allora Rolf, che chiamava così la cioccolata. Si potrebbero riempire parecchie pagine con le “conversazioni” di Rolf.

I suoi dodici discendenti presentarono tutti, più o meno, le stesse sue doti. Tra questi, Roland conosceva le monete, i francobolli, le banconote, le note musicali e leggeva l’orologio. Heinz fu uno straordinario calcolatore e così pure Harras, ma superiore a tutti si dimostrò Lola, che sapeva indicare l’ora esatta e il giorno del mese senza consultare né l’orologio né il calendario. Indicava a occhio misure precise e la temperatura dell’ambiente, diceva le note contenute in un accordo, prevedeva le condizioni atmosferiche con anticipi fino a quattro giorni, e previde con un leggero errore il numero dei figli che avrebbe avuto.

Il viaggio di Hector

Fenomeni difficilmente classificabili sono alla base delle percezioni insolite, com’è stato il caso riferito da Kenneth Dodson, il proprietario del cane Hector, che interro­gò tutti i testimoni che poté avvicinare per ricostruire la singolare vicenda.

Kenneth Dodson era il capitano in seconda della nave olandese Simaloer, ed aveva come compagno il suo affezionatissimo terrier. Du­rante un viaggio dall’Olanda al Giappone, la nave fece sosta a Vancouver, nella Columbia bri­tannica. Durante le operazioni di carico Hector si allontanò dal molo, forse per seguire qualche affascinante cagnolina, e non ritornò in tempo per la partenza. Il Simaloer salpò per Yokohama, abbandonandolo al suo destino, ma il cane non si disperò: visitò le cinque navi che si trovavano anco­ra nel porto e si nascose nella Hanley, l’unica in partenza per Yokohama, lo stesso porto in cui avrebbe ritrovato il suo padrone. Quale misterioso sesto senso gli fece scegliere la nave giusta?

Luciana Petruccelli, autrice per “Il Giornale dei Misteri” e curatrice del libro  “Don Giuseppe, inviato speciale”

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