Don Giuseppe Gervasini. Lo spirito sceglie la sua esperienza

don giuseppe gervasini 29 Settembre 2020

Don Giuseppe Gervasini, inviato speciale.

Un gruppo di amiche interroga per via medianica don Giuseppe Gervasini, detto “El Pret de Ratanà”, il sacerdote lombardo vissuto tra il 1867 e il 1941. Personaggio eclettico, uomo di campagna, autore di numerose guarigioni e prodigi, in questo dialogo risponde a quesiti sui temi più importanti dell’esistenza, prima e dopo la morte.

A proposito di un bambino malato a cui don Giuseppe predice purtroppo un’esistenza breve, viene fatta la seguente domanda: era segnato che lui dovesse avere questa breve vita di sofferenza e in base a che cosa? Per qualche vita precedente o per un futuro?

Era prestabilito nella sua scelta di vita, che fosse un’esperienza travagliata e corta. Certamente questa scelta è stata fatta ancora sotto forma di entità, prima dell’incarnazione in questo suo corpicino e quindi è evidente che non vi sono soluzioni, poiché questo è un fatto della sua vita già scelto a priori. Non posso dirti che avesse scelto di morire per quei problemi specifici, questo non lo poteva neppure lui immaginare, ma che avesse una vita sofferta e breve, questo sì.

Ma perché uno sceglie una cosa del genere? Perché deve avere una vita breve e sofferta quando potrebbe ugualmente fare del bene avendo una vita lunga?

Questo è un discorso lungo e complicato, ma comunque non sempre facendo una vita lunga di carità e di amore si fanno le esperienze necessarie per progredire. È evidente che una vita lunga di amore per il prossimo è una vita interessante e piena di avanzamenti spirituali, ma è anche vero che una vita scelta come ha fatto questo povero bambino è altrettanto intensa e importante per un avanzamento dello spirito. Evidentemente mancava a lui questo tipo di esperienza: la sofferenza precoce nella vita. Può darsi che a lui mancasse questo tipo di conoscenza e la stia acquisendo in questa vita.

Non dipende da una vita precedente che magari era troppo “comoda”?

Certo, può dipendere da una vita precedente o precedente ancora. Questo non è un discorso che si può generalizzare a tutte le persone. Ogni uomo ha una vita sua e una sua realtà spirituale, procede e avanza per conto suo a seconda delle sue conoscenze e delle sue scelte. Quindi può essere che un uomo in questa vita stia facendo esperienze collegate a quella precedente o ad altre vite precedenti ancora, facendo in questa vita un’esperienza che non aveva ancora provato. Per esempio la sofferenza fisica di una certa intensità che lo porta a morte precoce: questa è un’esperienza drammatica, può darsi che questo bimbo ne avesse avuto bisogno.

Sempre per espiazione?

Può essere, come può non esserlo. È impossibile, come dicevo prima, generalizzare questo argomento. Ogni spirito è a sé stante nella sua progressione spirituale.

Ma perché certe persone accettano questi discorsi di vita spirituale mentre altre le negano a priori, dicendo: “no, a me interessa solo la vita materiale”? Se sono degli spiriti che hanno scelto di fare una certa vita in un certo modo, perché negano completamente quando sono qui sulla terra, mentre altre lo accettano benissimo?

La stessa cosa che dicevo poco fa: è evidente che questo spirito desiderava fare un’esperienza di vita dissoluta, per esempio di vita prettamente carnale, quindi rinnega l’esistenza dello spirito. È chiaro: è un’esperienza che ha scelto per sé.

Però questa esperienza non gli porta frutto, non gli porta bene…

Certamente.

Ma è possibile per uno spirito scegliere a priori una vita che, invece di evolverlo, lo faccia retrocedere?

Chi ti dice che questa sia una retrocessione? Questo non lo si può dire. Apparentemente uno fa una vita di questo tipo, potrebbero essere diverse le motivazioni, e ora te le spiego. Noi potremmo conoscere degli assassini violenti che però – guarda caso – in qualche momento della loro vita possono essersi arricchiti lo spirito. Chiamatelo controsenso, ma questa è realtà. Quindi non possiamo essere in grado di giudicare da noi stessi altri consimili. Questa è la prima verità. Altra verità potrebbe essere che quest’uomo dissoluto abbia migliorato su questa vita: se per esempio nella vita precedente fosse stato un assassino, è chiaro che ora ha migliorato, ha già fatto un passo avanti. Capisci?

In pratica non esiste la possibilità di fare dei passi indietro da una vita all’altra?

Questo non è veramente possibile. Mai, ricordatevi, l’uomo può tornare in esperienze peggiorative del suo spirito. È possibile invece che si possano – e qui mi ripeto – fare esperienze perse, vale a dire che uno spirito può scegliere un’incarnazione con determinati ideali, e poi lungo il cammino della sua vita non averne più la forza, e quindi abbandonarsi a una vita inutile. Ecco, questo è un esempio di incarnazione persa. Questo spirito non ha guadagnato nulla, ha perso del tempo e dovrà ricominciare di nuovo un’altra esperienza, che sarà più gravosa per la coscienza di aver perso un’occasione di una nascita.

Don Giuseppe Gervasini, ho letto da qualche parte che gli spiriti meno evoluti, che hanno poca esperienza, vengono guidati nelle scelte da entità superiori preposte a questo.

Questo è vero, in questo senso sì. Serve a tutti e sempre. L’entità che decide di incarnarsi in un’esperienza di vita viene sempre consigliata da altre entità spirituali che conoscono più di lui, che lo aiutano a trovare una scelta giusta. Questi consigli uno spirito che si deve incarnare li ha sempre: dipende comunque da lui l’ultima scelta, questo ricordatevelo sempre, al di là delle spinte che si possono dare. Sempre avviene che ogni spirito chiede consiglio e viene aiutato da spiriti guida che sono preposti a questo lavoro. Ma, ripeto, comunque la decisione spetta allo spirito che deve partire per questa esperienza.

Ma uno potrebbe rifiutarsi di reincarnarsi, se volesse?

Certo, per un certo periodo questo gli è permesso, ma non in modo definitivo, poiché se uno spirito prova paura a fare nuove esperienze di vita può continuare a fare esperienze spirituali anziché di vita, ma è chiaro che non raggiunge la conoscenza sufficiente per poter avanzare nel suo cammino, quindi a un dato momento ad uno spirito che continuamente rifiuta di partire per un’esperienza fisica, viene imposto di farlo.

Ma a questa stregua l’uomo dovrebbe migliorare moltissimo, perché se si evolve sempre e si va sempre avanti, a furia di reincarnazioni dovremmo diventar tutti buoni…

Certo, succederà nei mille anni a venire!… Evidentemente tu non sai da dove siamo partiti e neppure da dove provengono le entità che si incarnano su questo nostro pianeta. E non sai nemmeno dove continueranno le loro esperienze fisiche alcuni spiriti evoluti della nostra terra. Diciamo che la terra è un passaggio e che avremo degli spiriti provenienti da altre esperienze su altri mondi, peggiori della terra. Come abbiamo incarnazioni di spiriti in altri mondi, migliori della terra. È un passaggio, una rotazione, per cui ti dico: non pensare che a furia di continuare qui sulla terra si vedranno uomini tutti buoni.
Questo non succederà mai.

Il nostro spirito guida che abbiamo qui nella vita, ci può a volte consigliare oppure ormai è cosa fatta, abbiamo già scelto? Tutti spesso abbiamo delle tentazioni… è lo spirito guida che ci tenta o siamo noi? Le cose buone arrivano dallo spirito guida? E quelle cattive allora da chi vengono? Oppure vengono tutte e due da lui?

Qualsiasi cosa viene da noi. Lo spirito guida serve come coscienza, come conoscenza che permette di farti passare per la mente in modo istintivo quello che dovrebbe essere; poi di fatto l’uomo sceglie quello che crede. Così come comunemente accade che qualcuno desideri rubare e poi pensa che forse non è giusto; ecco, in pratica questo è un pensiero che l’uomo futuro ladro fa: “Rubo o non rubo?”. Può decidere di non rubare perché questa è un’azione deleteria nei confronti del prossimo e quindi una mancanza di amore. È la ragione della sua coscienza, è lo spirito guida, ma che non appare come tale, bensì semplicemente influisce nella sua mente. Se l’uomo decide di rubare, ruba e basta. È libero di farlo.

Quindi il “diavoletto” non c’è? Siamo noi?

Non siamo noi, l’uomo non è diavolo né angelo: è semplicemente, ricordatevi, libero di compiere le azioni che desidera, in bene e in male. Dipende soltanto dalla sua maturazione spirituale, diciamo dall’avanzamento della sua saggezza, poiché la cosa più importante è lo spirito e non il corpo; è la mente, la psiche, non il corpo.

a cura di Elio Pastore 

Disponibile il libro su Don Giuseppe Gervasini 

Torna al blog

Gli amici de I Libri del Casato