La memoria preziosa degli oggetti
29 Aprile 2024
La memoria preziosa degli oggetti
Cosa ne pensa il collezionista Stefano D’Onghia
di Marcella Maiocchi*
Tanto tempo fa una bambina dalla spiccata immaginazione percorreva i corridoi di casa alla ricerca di una lampada… Eccola sul tavolino antico del soggiorno. Questa lampada, che ancora esiste, ha la forma di un giovane principe thailandese a riposo dopo il gioco. I tasselli colorati in porcellana compongono la bella e snella figura di questo ragazzo regale che ha un sorriso appena accennato sul volto e una delicata corona verde sul capo. Lì la bambina depositava doni, da piccoli oggetti di casa con la forma di fiore a contenitori con un po’ d’acqua e riso. A volte si arrischiava a sfiorare quello che forse è uno scettro rinchiuso nella mano sinistra. Era devota a quella lampada e le parlava con la mente. Era la forma in sé che le suggeriva il senso della regalità. Non conosceva la storia e non sapeva da che paese provenisse. Semplicemente era un simbolo, un ponte tra lei e un sogno. La bambina aveva sentito tante storie sulla magnetizzazione degli oggetti e pensava che lei potesse fare ancora più sua quell’immagine che era tutto tranne che silente.
Quella bambina, cresciuta, sta scrivendo ora questo pezzo che dedica a quella piccola devota davanti a un simbolo di un mondo affascinante e quasi magico. Ogni tanto sorrido a quella lampada quando le passo davanti e mi sembra che ancora mi parli, che mi trasmetta dei ricordi apparentemente addormentati.
…Ma allora, mi chiedo, gli oggetti parlano? Ricordano come noi? Sono loro la nostra memoria? Rivolgo queste domande a Stefano D’Onghia (nell’immagine sotto), collezionista, perito estimatore del Tribunale di Verona e tra i protagonisti di un noto programma televisivo.

Sì! L’oggetto in sé, qualunque sia il suo valore (che non è sempre economico), ha un potere profondo. È come se fosse una macchina del tempo che ci porta a fare un viaggio attraverso la memoria. Gli odori, i sensi tutti, a contatto con l’essenza degli oggetti, sono come risvegliati e portano le persone a ricordare… Perché le “cose” posseggono un’energia generosa, e sanno dare così tanto…
Il mio ospite enfatizza, con il tono concitato della voce, questa idea suggestiva. Poi continua il suo percorso mentale…
Quante volte ho avvertito la loro vibrazione e ho goduto di questo coinvolgimento, oserei dire passionale, quasi erotico. Chi è collezionista sa benissimo di che cosa stia parlando. Gli oggetti abbracciano, li sento parlare, comunicare perché hanno una loro lingua che io ho denominato “oggettese”. Questo quando ero a Venezia e dovevo insegnare a un corso sul Design. Mi era stato chiesto di portare qualcosa di nuovo all’attenzione dei/delle partecipanti e così ho fatto: ho tentato di spiegare l’energia e come si esprimono gli oggetti attraverso il loro ascolto e la giusta premura e attenzione nei loro confronti. Così nacque la lingua degli oggetti.
In generale, quando si crea una connessione speciale con ambienti, cose o persone è bello coltivarla con cura e attenzione e non lasciarsela sfuggire… È così preziosa e unica l’energia che si instaura tra gli esseri che incontriamo lungo il cammino, qualunque forma essi assumano, che sarebbe bello poterla trasformare in una forma espressiva di comunicazione.
Quasi molecolare, mi viene da pensare quando parlo con la mia lampada… Allora è una lingua comune a tutti gli oggetti? Ma come ascoltare la loro voce?
Si tratta di una corrente che si trasmette da oggetto a oggetto verso la persona e viceversa. Se una persona porta a far valutare delle cose che, per qualunque motivo, non possono più stare con lei, ebbene, tutte, da sole o insieme, creano una piccola magia: donano un valore, ossia quello che ognuno trasmette prima di staccarsi dagli oggetti. E allora, perché non ascoltare con umiltà e rispetto quello che essi hanno da dire? Prima lasciamo che sia l’emozione a parlare e poi arriverà anche la comprensione.
Noto che se qualcuno acquista solo per lucro, l’oggetto non riesce ad esprimersi. Se manca l’empatia, molto si perde. Io, ad esempio, parlo agli ambienti e al mio negozio, perché so che gli oggetti stanno ascoltando ed io li rispetto per il vissuto che si portando dietro. Chiedo loro con umiltà di aprire il loro scrigno, quello che è dentro di loro.
Così è un po’ anche recuperare il senso della meraviglia e della giocosità che le cose possono portare con sé…
Ecco, il gioco è fondamentale. Ora, mentre parliamo, mi viene in mente un ricordo… Ero piccolo ed era il giorno di Santa Lucia. Stavo giocando con il Castello di Greyskull di “Masters of the Universe”. Ero sul pavimento marrone, freddo, ghiacciato di casa… Quante sensazioni connesse a quel gioco, anche dopo anni che l’ho riacquistato in età adulta. La magia non si è persa, ma forse è mutata in una visione diversa. Penso che tutti dovremmo provare a perdere qualcosa per ritrovarlo sotto una nuova veste e crescere e maturare con questa nuova idea.
Terminata questa conversazione e salutato il mio ospite, mi accorgo che la stanza in cui mi trovo è un po’ buia. È arrivato il momento di accendere la mia lampada che, con il viso sereno, mi sorride e mi calma. È come se mi dicesse: “Non agitarti… Osserva la mia immutabilità. È qui, in questo sorriso che proteggo i tuoi ricordi”. Chiudo gli occhi rasserenata e mi lascio cullare dalla penombra serale.

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Marcella Maiocchi è laureata in Lingue e Letterature Straniere con indirizzo in Scienze dell’Informazione e delle Comunicazioni Sociali. Ha seguito molteplici workshop dedicati alla meditazione e al benessere olistico condotti dalla dr.ssa Dede Riva presso ISPA, Istituto di Psicodinamica Applicata a Milano. Traduttrice e scouter di autori anglo-indiani, come Eunice de Souza, Arundhati Deosthale e Manorama Jafa. Traduttrice e interprete per la State Bank of India of Milan, per il Tourism Office of India of Milan e per il Ministro del Turismo Indiano Ms Renuka Chowdry in visita a Milano. Riconosciuta dal Maestro Swami Acharya Iswar Prasad, esperto in tecniche yogiche e di meditazione, come unica sua allieva occidentale. Insegnante e ambasciatrice nel mondo di Hasya Yoga (Yoga della Risata) e conduttrice di sessioni di Yoga Nidra. Segue da anni il Club di Yoga della Risata e Yoga Nidra della Fondazione Castellini Onlus di Melegnano-Rinascita. Conduttrice del workshop “Le Stanze della Vita-Il Potere Equilibratore della Casa Interiore” e di percorsi dedicati al benessere della persona e del professionista, ha scritto racconti di Hasya Yoga (Yoga della Risata) per bambini con esercizi adottati da vari colleghi. È istruttrice Mindfulness C.A.T. C.H.E.R. Trainer (Pratica energetico-emozionale). È autrice del libro “My Inner [H]om[e]” Ed.i Clandestine, Gruppo Santelli di Milano, 2023.
marcella.maiocchi@tiscali.it
(In copertina: foto di StockSnap da Pixabay)