Come il ginnasta sulla trave. La terra dello spirito

Il ginnasta sulla trave 19 Ottobre 2021

Agire, pensare, programmare, risolvere, progettare. Siamo spinti verso il futuro, prossimo o più in là da venire; a volte invertiamo la rotta e ci tuffiamo nel passato, ricordandone brandelli: lo rivediamo con una diversa consapevolezza e ci evolviamo applicando il “conosci te stesso”. E così ci trasformiamo. Trascuriamo il presente, impegnati soprattutto in questioni pratiche da affrontare, legate solo alla parte fisica di noi, dimentichi della nostra essenza spirituale. Siamo informati (troppo) su ciò che accade nel mondo, in quello più vicino e in quello lontanissimo, e senza accorgercene ci accolliamo emotivamente problemi che non abbiamo alcuna possibilità di risolvere. Le notizie di “cattive azioni” che l’uomo compie ci inquietano, ci logorano e annichiliscono quella pulsione interiore che invece anela all’amore. Il tempo della vita si consuma e se dobbiamo ricordare un’emozione piacevole di ieri, stentiamo a individuarla. Proviamo, invece, a restringere il campo visivo, zoomiamo sul piccolo e guardiamo al nostro esistere quotidiano, cercando la bellezza intorno a noi; attingiamo speranza, colmiamoci di quell’amore che sempre sgorga copioso da noi e spandiamolo. Spazziamo la cupezza della coltre grigia calata sul mondo, fermiamo i nostri passi e stupiamoci ancora attingendo alla luce che emana la sacra Natura, quella che alimenta le cellule del nostro corpo e rischiara il buio dell’anima. Viviamo di speranza per il domani, sì, ma diventiamo capaci di riconoscere il Bene che ci ha dato oggi. La lettura, la meditazione, la preghiera, la musica, una semplice passeggiata senza meta, una telefonata all’amico, un sorriso all’estraneo, una carezza all’amato/a possono attivare quel canale che ci connette armoniosamente alle fonti sacre della vita e del suo mistero. Rimettiamoci al centro sull’asse della nostra interiorità, come il ginnasta sulla trave. Facciamo respirare la coscienza, diamole spazio e tempo. Scansiamo e respingiamo quel “troppo” che ci tocca incessantemente e che non ci è utile, anzi ci svilisce. Riconduciamoci a noi, coltiviamo con pazienza e costanza il nostro orticello, piccolo ma prezioso, e guardiamo crescervi i “buoni frutti” della terra dello spirito, unica autentica ricchezza che possediamo.

di Francesca Vajro

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