Discorso zen sulla felicità

27 Maggio 2024

Discorso zen sulla felicità

con il Maestro Tetsugen Serra

di Marcella Maiocchi

Prosegue la mia ricerca sulla felicità. Ho incontrato – attraverso le sue risposte, parole che sono un balsamo per l’anima – il Maestro Tetsugen Serra , fondatore a Milano del Monastero Zen di Città “Enso-Ji Il Cerchio” e a Berceto (PR) dell’Eremo di montagna Zen “Sanbo-Ji Tempio dei Tre Gioielli”.

Ogni persona che incontro ha una personale visione di cosa sia la felicità e come la si possa raggiungere. Tutti però, in modo più o meno consapevole, mi raccontano di scelte, anche coraggiose, da compiere e azioni da intraprendere. La felicità non è un passivo stato umorale, ma un sentire creato, più che cercato, giorno dopo giorno, come il vaso di creta che prende forma tra le mani sapienti dell’artigiano. Quest’ultimo conosce i tempi, i materiali adatti, il tocco adeguato, l’ambiente giusto per creare. Il suo laboratorio contiene tutto ciò di cui ha bisogno per esprimere la sua essenza, coerente con ciò che sa fare.

In queste riflessioni e immagini mi perdo e mi ritrovo leggendo con molta attenzione ciò che il Maestro Tetsugen ha scritto per tutte le lettrici e lettori di questo pezzo…

Si dice che dopo la sua illuminazione il Buddha fu motivato a insegnare vedendo che tutti gli esseri stavano cercando la felicità, ma per ignoranza stavano facendo le stesse cose che portavano loro sofferenza. Questo suscitò la sua grande compassione per indicare la via della libertà. Una persona realizzata spiritualmente è una persona felice; alle volte si pensa alla felicità in ambiti spirituali, ma anche culturali, come a un ostacolo, questo perché la si vede dal punto di vista sbagliato.

Gli esseri umani cercano la felicità perché sono infelici. La felicità è la realizzazione dell’esistenza, è la conoscenza profonda di me stesso e tutti siamo alla ricerca di noi stessi, solo che ci cerchiamo fuori, ci identifichiamo con quello che facciamo, non con quello che siamo, per questo possiamo provare gioia, ma difficilmente felicità. La ricerca della felicità è la ricerca di un’esistenza senza conflitti con noi stessi, che non vuole dire senza sofferenza. La felicità pervade ogni nostro stato d’animo positivo o sofferente che sia.

Non dobbiamo cercare altro, non dobbiamo spostare l’attenzione fuori della ricerca del nostro essere. La felicità non è un quesito puramente filosofico, è la nostra natura realizzata, come si dice nello zen.

La felicità per lo zen è “un prato verde pieno di formiche rosse”.

Tutti vogliono essere felici, non in senso superficiale, ma in senso più profondo: è nella natura dell’essere umano. Tutti noi lo desideriamo, ma in generale non stiamo cercando nei posti giusti. Quindi il problema è la “non chiarezza” di cosa sia veramente la felicità, non in senso generale, ma per noi.

Cosa ci rende felici? Quando faccio questa domanda alle persone spesso non sanno rispondere, non conoscono veramente cosa li renda felici. Le risposte possono essere varie, un lavoro sicuro, un amore eterno, una posizione economica rassicurante, vincere alla lotteria… Ma non sono risposte convincenti, la maggior parte delle persone non conoscono veramente cosa li renderebbe felici, intendo una vita felice! Non un momento di felicità.

Per sapere cosa ci renderebbe felici dobbiamo avere il tempo di conoscere profondamente noi stessi, di vivere le nostre emozioni, sentimenti e gioie. Quasi sempre viviamo come spettatori della nostra vita. A volte viviamo a breve distanza dai nostri corpi e dalle nostre emozioni. In questo vivere la vita perde la sua consistenza, e stiamo solo andando avanti, vivendo ogni giorno passivamente. Per paura non ci immergiamo veramente nella vita. Come diceva un maestro zen, “la maggioranza delle persone è vissuta dalla vita, io creo la mia vita”.

Dovremmo essere protagonisti della nostra vita senza paura, vivere emozioni e sentimenti e scelte giuste o sbagliate; solo allora potremo incontrare la felicità del nostro vivere, non nello scorrere distante dalla vita. Dobbiamo lavorare con i nostri schemi abituali e coltivare una maggiore creatività, connessione e gioia con quello che facciamo, allora possiamo essere artefici della nostra felicità e non aspettare che venga da fuori.

La gioia è parte delle nostre emozioni, è quello stato che si avverte più nel corpo che nella mente o nel cuore. È una condizione intensa e piacevole che si prova quando completiamo qualcosa che ci soddisfa, quando un fine viene raggiunto o un desiderio viene esaudito, come la gioia dei piaceri dei sensi, o avere buoni amici o vivere in un ambiente di lavoro gioioso. Anche se questi piaceri sono impermanenti e fugaci, nei momenti in cui li stiamo vivendo ci portano una certa gioia, tranquillità e sicurezza.

Però quando noi viviamo momenti di gioia scambiandoli per felicità andiamo incontro a delusioni perché la gioia è quasi sempre temporanea e allora scambiandola per felicità diciamo che la felicità è temporanea o irraggiungibile. È la gioia temporanea, noi siamo sempre alla ricerca di stati gioiosi, non di vera felicità.

La felicità riguarda qualcosa di più profondo della gioia. È un concetto talmente vasto che è molto difficile da definire. La gioia è molto più soggettiva della felicità perché risponde di più alla nostra personalità nel rapporto con la vita, mentre la felicità ha dei parametri che sono un po’ più trasversali a tutti perché riguardano la nostra natura intima di esseri umani.

Buddha diceva: “Non c’è strada che porti alla felicità. La felicità è la strada”. La felicità è qualcosa di intimo, non viene dalla soddisfazione esterna, è il rapporto armonico che abbiamo con noi stessi. Possiamo avere momenti di tristezza o sofferenza non gioiosi, ma se siamo in armonia con noi stessi siamo comunque felici. È un percorso di consapevolezza dell’essere, è una presenza da riscoprire e lasciar esistere nella nostra realtà.

il Maestro Serra in meditazione

Il Maestro Serra in meditazione

Il Maestro Tetsugen Serra nasce a Milano nel 1953. Durante la sua permanenza al Monastero “Tosho-Ji Stella del Sud” di Tokyo, inizia il suo training di formazione monastica zen con il Maestro Ban Tetsugyu Soin e riceve la trasmissione del Dharma dal Maestro Tetsujyo Deguchi nel lignaggio di Daiun Sogaku Harada (13.10.1871 – 12.12.1961). Alla fine del suo training formativo  è riconosciuto insegnante internazionale Kokusai Fukyoshi dalla Sōtō Zen. Nel 1986 si diploma “Zen Master Shiatsu” all’Istituto di Shitsuto Masunaga, presso lo Iokai Shiatsu Center di Tokyo. Nel 1988 fonda a Milano il Monastero Zen di Città “Enso-Ji Il Cerchio”  primo monastero residenziale in una città, e la Scuola Zen Shiatsu®, riconosciuta dalla FISIEO – Federazione Italiana Shiatsu Insegnanti e Operatori, dove insegna i principi della pratica Zen Shiatsu, in modo semplice e diretto e in perfetto stile originario della tradizione Zen. Nel 1996 fonda l’Eremo di montagna Zen ”Sanbo-Ji Tempio dei Tre Gioielli” a Berceto (PR)  luogo di formazione monastica zen e ritiri di meditazione aperti a tutti.Il Maestro Tetsugen Serra si occupa personalmente come abate della conduzione della vita del monastero e dell’insegnamento della pratica di meditazione nei templi da lui fondati.

 

La vita dell’uomo è composta da una fitta rete di connessioni personali e interpersonali che caratterizzano la natura dell’interazione umana fin dall’inizio della storia. Nel buddhismo la parola Upaya significa “mezzi opportuni”. Ogni strumento contemporaneo, dalla realtà aumentata al Metaverso, all’AI può essere un mezzo opportuno per aiutare chi è in cammino verso la conoscenza profonda dell’esistenza umana. Duemila anni fa la domanda sarebbe stata posta così: “Come gli insegnamenti del Buddha che oggi vengono scritti sui libri e non più trasmessi oralmente possono aiutare il praticante alla realizzazione?”.

I libri hanno aiutato milioni di persone ad avvicinarsi agli insegnamenti del Buddha. In alcune tradizioni buddhiste di meditazione con visualizzazioni potrebbe essere utile stimolare gli stati celebrali e la mente con il mondo del Metaverso, così come l’intelligenza artificiale potrà studiare il profondo di molti insegnamenti dei maestri, ma certamente alla fine è sempre la nostra coscienza che deve fare il salto quantico, il passo dal palo alto cento piedi, come si dice nello zen. Se hai paura della tecnologia, hai paura della vita nel momento presente.

Nello zen ci sono tre punti importanti per la pratica: Grande fede, Grande dubbio, e Grande determinazione. Naturalmente questi tre punti richiederebbero una trattazione molto approfondita, ma anche visti nella loro semplicità, che semplice non è, possiamo dire che forse per molti oggi la mancanza di fede è un vero ostacolo al cambiamento. Non intendo fede religiosa, ma fede in sé stessi. Nei decenni passati c’era fede politica, fede nel progresso, fede nel futuro, era una fede o fiducia (anche se non sono la stessa cosa) presente nei tempi sociali e culturali che vivevamo. Se poi molte di queste cose non si sono realizzate, non possiamo certo ricercarne le cause nella fede che avevamo riposto in queste.

Oggi siamo a corto di fede, di speranze; vediamo il mondo e siamo scoraggiati, depressi senza fiducia nel futuro, lo si legge bene nella vita dei giovani di oggi. Il Grande dubbio è diventato così forte che è paralizzante. Oggi impera la sfiducia in ogni dove, paralizzati dal dubbio su tutto e su tutti, sul dubbio che l’essere umano possa essere diverso da quello che oggi manifesta nelle guerre o nello sfruttamento del pianeta. C’è una visione generale negativa che mette tutto in dubbio e che paralizza la fede al cambiamento e non fa nascere la Grande determinazione a questo cambiamento.

La più grande ricchezza che abbiamo oggi e che può contraddire quello appena detto è che molte persone soprattutto dopo la pandemia iniziano ad avere maggior consapevolezza di quali potrebbero essere i veri valori della loro vita, alcuni punti fermi come lavoro, ricchezza, egoismo iniziano a essere messi in dubbio. Mettere in moto una riflessione è mettere in moto Grande fede, Grande dubbio e Grande determinazione.

Maestro Kyogen disse:

“È come un uomo su un albero appeso a un ramo con la sola bocca,

le sue mani non arrivano al tronco e con le mani non riesce ad afferrare nessun ramo.

Neppure con i piedi riesce ad appoggiarsi ai rami. Sotto l’albero arriva

un altro uomo e gli chiede: «Qual è il significato della vita?».

Oppure la domanda potrebbe essere: «Qual è il significato della felicità?».

Al maestro viene richiesto di rispondere ad una domanda sul significato della vita (o della felicità) che è il frutto del suo lavoro di meditante. Il lavoro per cui è diventato maestro, la sua realizzazione. Se il maestro apre bocca per rispondere alla domanda, cade dall’albero e perde la vita, se non risponde non assolve al suo compito di aiutare tutti gli esseri. Cosa fare?

In quel momento, voi come rispondereste?

Un detto zen: “Una buona parola tiene un asino legato ad un palo per cento anni”. Quando dico “queste mie parole inutili” intendo non attaccatevi a ciò che dico, ma sperimentate il vostro percorso. Le mie parole possono essere il dito che indica la luna, ma non bisogna guardare il dito. Nella storia l’essere umano si è attaccato troppo alle parole senza realizzarle. Alle parole dei santi, degli dèi, dei politici e anche a quelle dei filosofi. Le parole sono un mezzo, ma usate malamente sono una gabbia o una spada.

Il Buddha prima di morire chiamò i suoi accoliti e disse loro: “Non credete alle mie parole solo perché ve le ha dette un Buddha, ma esaminatele con cura. Siate luce e guida a voi stessi”.  Le parole possono essere quindi un potente mezzo per un viaggio profondo dentro di noi.

Iniziare a sedersi in silenzio e meditare… Penseremo di iniziare un grande e difficile viaggio, e quasi subito la maggior parte delle persone, per mancanza di quella fede di cui parlavo prima, si rialzerà e abbandonerà ogni ricerca di felicità. Ma… se si dovesse schiarire un po’ il cielo della nostra mente, se solo qualche nuvola grigia scomparisse e iniziassimo a vedere un po’ di cielo azzurro in noi stessi, allora il viaggio è iniziato, e sempre più lasceremo il nostro io condizionato, il nostro ego per scoprire la nostra incontaminata e felice natura di esseri umani.

Meditate, meditare, meditazione.

Buona pratica di ricerca della felicità a tutte e a tutti…

                                                                                                                     Marcella Maiocchi

 

* I Koan zen sono brevi racconti o affermazioni, volti, con la loro spesso paradossalità, a portare a uno stato meditativo o a una rivelazione profonda o all’illuminazione. Attualmente sono queste le scuole buddiste che usano tale tecnica meditativa attraverso i koan: le scuole giapponesi Zen Rinzai e Sambō Kyōdan, quella coreana Sŏn e quella vietnamita Thiên.

** Il Metaverso è uno spazio, una sorta di ecosistema che coniuga il virtuale e il reale e che il Maestro Tetsugen ha voluto come ambiente dove poter praticare e ascoltare alcuni insegnamenti.

Marcella MaiocchiMarcella Maiocchi è laureata in Lingue e Letterature Straniere con indirizzo in Scienze dell’Informazione e delle Comunicazioni Sociali. Ha seguito molteplici workshop dedicati alla meditazione e al benessere olistico condotti dalla dr.ssa Dede Riva presso ISPA, Istituto di Psicodinamica Applicata a Milano. Traduttrice e scouter di autori anglo-indiani, come Eunice de Souza, Arundhati Deosthale e Manorama Jafa. Traduttrice e interprete per la State Bank of India of Milan, per il Tourism Office of India of Milan e per il Ministro del Turismo Indiano Ms Renuka Chowdry in visita a Milano. Riconosciuta dal Maestro Swami Acharya Iswar Prasad, esperto in tecniche yogiche e di meditazione, come unica sua allieva occidentale. Insegnante e ambasciatrice nel mondo di Hasya Yoga (Yoga della Risata) e conduttrice di sessioni di Yoga Nidra. Segue da anni il Club di Yoga della Risata e Yoga Nidra della Fondazione Castellini Onlus di Melegnano-Rinascita. Conduttrice del workshop “Le Stanze della Vita-Il Potere Equilibratore della Casa Interiore” e di percorsi dedicati al benessere della persona e del professionista, ha scritto racconti di Hasya Yoga (Yoga della Risata) per bambini con esercizi adottati da vari colleghi. È istruttrice Mindfulness C.A.T. C.H.E.R. Trainer (Pratica energetico-emozionale). È autrice del libro “My Inner [H]om[e]” Ed.i Clandestine, Gruppo Santelli di Milano, 2023.
marcella.maiocchi@tiscali.it
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