Il Giornale dei Misteri n. 550 Luglio – Agosto 2020

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In questo numero

“…Gli animali hanno una coscienza?

Per lungo tempo gli scienziati hanno pensato di no. Ma negli ultimi anni questo orientamento si è letteralmente sgretolato sotto i colpi di recenti studi che hanno fornito evidenze sempre più consistenti che gli animali, non solo hanno emozioni e sono intelligenti, ma sanno persino molto bene chi sono. Ciò è avvenuto anche in animali con storie evolutive ben diverse da quella dei mammiferi, come ad esempio gli uccelli (…) Perciò, oggi è ormai comunemente acquisito e culturalmente accettato il fatto che gli animali siano esseri senzienti, cioè coscienti di quanto accade attorno a loro e pienamente consapevoli di sé come individui. Questa presa di coscienza ha prodotto un risultato di portata storica, ovvero il suo riconoscimento ufficiale. Il 7 luglio 2012, infatti, un gruppo di autorevoli scienziati sottoscrisse e rese pubblica, alla presenza di Stephen Hawking (1942-2018), una importante dichiarazione in merito, oggi nota come “Dichiarazione di Cambridge sulla coscienza”. In esso si affermava esplicitamente (sebbene entro logiche speculative riduzionistiche) che gli animali, tra cui tutti i mammiferi, gli uccelli e molte altre creature, come ad esempio i polpi, sono coscienti e consapevoli allo stesso livello dell’uomo…”.

Da: “Apparizioni di animali” di Michele Dinicastro, a pagina 7

 

“…In numerosi testi di dubbio valore, rinveniamo assurde pratiche che promettono l’acquisizione di capacità fenomeniche mirabolanti che cozzano con le leggi della fisica. Per questa ragione, è importante pensare con la propria testa, senza prendere per vero tutto quello che si legge, solo perché l’autore (spesso a digiuno nei riguardi di una autentica cultura esoterica) millanta credito e in genere non ha mai operato seriamente in seno ad una vera e provata struttura legata ad una Tradizione riconosciuta. Purtroppo, in questi tempi, nei quali tutto appare appiattito e superficiale, vi sono molti individui che si avvicinano alle Sacre “Scienze” per moda, per curiosità o solamente perché assaliti dalla noia. Sono questi i soggetti più appetibili dai ciarlatani di ogni sorta, presunti pseudo maestri che si auto eleggono “iniziati”…”.

Da: “L’intelligenza ermetica” di Stefano Mayorca, a pagina 15

 

“…Mary Jane, la più giovane e la più bella tra le vittime, aveva venticinque anni ed era una prostituta con una misera stanzetta in affitto al 13 di Miller Court. Non era neppure una piantagrane, una ladra o un’ubriacona, cioè il tipo di vittima ideale che Jack si era divertito a scegliere fino a quel momento – donne vissute, già avanti negli anni, fisicamente sfatte, quelle che insomma amava dipingere l’artista Walter Sickert, personaggio interessante su cui torneremo più avanti. Nonostante ciò, lo Squartatore ne fece un massacro tale da indurre il primo funzionario di Polizia che scoprì il cadavere ad esclamare che quell’orrendo spettacolo era quanto di più terribile avesse visto in tutta la sua vita e che l’avrebbe segnato per sempre….”.

Da: “I segreti di Jack lo squartatore” di Gianpaolo Saccomano, a pagina 43

 

“…Molto tempo dopo Petronio, Marie de France (seconda metà del XII secolo), nel lai intitolato Le Bisclavret (lupo mannaro), descrive la storia di un uomo che per tre giorni alla settimana lascia la moglie senza indicare la sua meta. L’insistenza della donna induce l’uomo a rivelarle il suo segreto: lui confessa che la metamorfosi avviene spogliandosi dei suoi abiti e nascondendoli all’interno di una pietra cava. Dopo aver vagato nella foresta aggredendo e uccidendo, riacquisterà l’aspetto umano indossando i suoi vestiti. La donna allora, seguirà il marito e gli nasconderà gli abiti, condannandolo così a un’esistenza da lupo mannaro…”.

Da: “Alle origini della licantropia” di Massimo Centini, a pagina 53

 

“…Pochi conoscono il termine monosandalismo e ancora meno persone il perché di questa bizzarra pratica iniziatica e sciamanica. La tecnica, di facile esecuzione, consiste nel togliersi un sandalo e camminare con un piede calzato e l’altro nudo. Di fronte ad un processo così semplice, c’è da chiedersi perché esso fosse venerato e messo in atto da migliaia di persone nel più remoto passato, per raggiungere stati iniziatici profondi. L’uso del monosandalo è attestato sia in riferimento alla sfera divina sia alla sfera umana. La scelta sembra fare prevalere il piede sinistro scalzo e il piede destro calzato. La parte sinistra era considerata, nelle popolazioni di cultura greca, il lato funesto in quanto associato a potenze infere e il piede scalzo permetteva, in effetti, di mettersi in contatto diretto con la terra, ovvero con  i luoghi sotterranei, gli Inferi stessi…”.

Da: “Il monosandalismo e la claudicatio” di M. Lombardo e M. Santamato, a pagina 57

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