Il Giornale dei Misteri 555 Maggio-Giugno 2021

ISBN (vers. cartacea): 978-88-98905-85-0

ISBN (vers. digitale): 978-88-98905-88-1

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Il Giornale dei Misteri 555 Maggio-Giugno 2021

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In questo numero

La xenoglossia è la capacità di un individuo di parlare o scrivere in lingue sconosciute. Tale abilità, che spesso emerge durante gli stati modificati di coscienza, come ad esempio la trance medianica, si connota, a volte, per la capacità dei soggetti di riuscire a sostenere un dialogo, anche abbastanza lungo e complesso, in lingue a loro sconosciute. Ciò induce molti ad escludere la possibilità che possa trattarsi di eventi di tipo criptomnesico, ovvero di brandelli di memorie del passato rimasti sepolti nell’inconscio che riemergono inconsapevolmente nel presente. In ambito parapsicologico si tende in genere ad interpretare tali eventi come forme di Super-ESP, cioè la capacità della mente di acquisire informazioni senza limiti di spazio e di tempo e di esteriorizzarle secondo modalità che cambiano in base all’ambito culturale di appartenenza, come, ad esempio, attraverso la medianità.

(Xenoglossia e sopravvivenza della coscienza di Michele Dinicastro)

È da ottobre 2018 che, come giornalista, intervisto quest’entità di luce, incaricata di sostenere gli uomini e quindi aiutare l’evoluzione del nostro piano di esistenza. Durante questi incontri con durata variabile (dai 75 ai 115 minuti), e cadenza differente (da una o più volte al mese, a una sessione ogni sette-otto settimane), con pazienza risponde a tutti i miei quesiti. Il tempo ha reso il nostro dialogo sempre più naturale. Mi confronto con lui come potrei fare con un grande saggio, dalla conoscenza infinita, e ai miei stimoli risponde con amorevolezza, conscio che quanto stiamo realizzando sia l’espressione dell’amore devozionale nei confronti dell’umanità. A volte pare un fratello maggiore, altre un amico, talaltre una guida.

(Dialoghi con un Arconte di Annunziato Gentiluomo)

Il Ginkgo fece la sua prima apparizione sul nostro pianeta ai primordi della Storia: circa 250 milioni di anni fa, molto prima dell’apparizione dell’uomo avvenuta 250.000 anni orsono. Questa pianta, un vero fossile vivente, è stata così “testimone” del cosiddetto Permiano, quel periodo ancestrale dove le terre emerse del nostro pianeta erano ancora tutte unite in una grande massa continentale: la Pangea. Il Permiano fu un periodo molto difficile in cui si verificarono forti e improvvise variazioni climatiche con un frequente alternarsi di periodi glaciali e interglaciali in cui avvenne la più drammatica estinzione di massa della Storia. Il Ginkgo è l’unico rappresentante ancora vivente della specie delle Ginkgoaceae, completamente estinta sulla Terra, e non appartiene né al genere delle conifere né a quello delle latifoglie. Può raggiungere grazie alla sua robusta costituzione un’età di mille anni e oltre e può svettare molto in alto raggiungendo i 40 metri di altezza.

(La forza del Ginkgo di Lorenzo Bruno)

Nel 1981, a conclusione d’una scrupolosa ricerca condotta sui residui alimentari contenuti nel vasellame rinvenuto durante gli scavi, David Browman, professore associato di Antropologia all’Università di Washington, scoprì qualcosa di semplicemente sbalorditivo. In tempi antichissimi, “qualcuno”, dopo aver effettuato sofisticate analisi sulla composizione bio-chimica d’un vasto numero di tuberi e vegetali di quelle zone d’alta montagna, (era riuscito) a realizzare tecniche di detossificazione molto avanzate, rendendo commestibili quelle essenze. Ad esempio, il quinoa, il canihua, l’amaranth, il tarwi, ecc., allo stato non trattato, contengono ossalati ed alcaloidi altamente tossici. Inoltre, le specie di patate che crescono meglio a grandi altitudini, resistendo maggiormente al gelo, contengono per contro i livelli più alti del glico-alcaloide solanina. Grazie alla tecnica di “detossificazione”, tali piante divengono innocue, conservando intatte le naturali proprietà nutrienti; in più, si prestano ottimamente all’immagazzinaggio, in vista dei periodi di carestia da siccità, non infrequenti in quelle zone. «Non esiste ancora alcuna spiegazione soddisfacente sulla messa a punto di questi processi di detossificazione», ammette incredulo lo stesso Browman nelle sue conclusioni.

(Alla scoperta di Tiahuanaco di Giorgio Pattera)

I meccanismi arcani che sottendono alla estrinsecazione dell’azione feconda dei salmi vanno ricercati in un contesto più ampio, vero e proprio archivio metafisico in cui sono custoditi i processi deputati alla trasformazione, effetto trasmutante che muta il semplice atto orante in una azione concreta capace di interagire con la realtà e raggiungere la sfera materiale realizzando in maniera efficace la richiesta voluta. La sfera del sensibile, o meglio lo stato immaginativo, è alla base della corretta manifestazione che accompagna l’atto orante. Di cosa si tratta? Immaginare vuol dire creare, e la preghiera supportata da immagini è decisamente più potente di una semplice formulazione verbale. Si evince, da quanto spiegato, che il concepimento di una struttura visiva (immagini), deve essere sostenuta dal colore, elemento superno che sottende alla vivificazione di tutta la pratica legata alle orazioni magiche; infatti, senza il supporto cromatico ogni operazione risulta monca.

(I cromatismi del salterio di Stefano Mayorca)

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