Il Giornale dei Misteri 554 Marzo-Aprile 2021

ISBN (vers. cartacea): 9788898905867

ISBN (vers. digitale): 9788898905874

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Il Giornale dei Misteri 554 Marzo-Aprile 2021

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In questo numero

L’unico scopo di chi produce menzogne in modo seriale ed in maniera sistematica è quello di non vivere la sua realtà, raccontando di averne un’altra, in cui ha idealizzato un modo di esistere diverso da quello attuale, ma non recuperabile secondo le sue possibilità, ormai dissolte all’interno della “sua realtà”, la stessa che ritiene inadeguata ed insufficiente. Per questo motivo il mistificatore che soffre del relativo disagio, tende a reperire un’altra vita immaginaria e parallela, vendicandosi senza speranza della propria che vorrebbe differente.

(Il bugiardo seriale di Loris Pinzani)

La necropoli di Veio presenta molte affinità con altri territori dell’Etruria del sud, come Vulci e Tarquinia, ma a conferirle quell’aura misteriosa e quel fascino occulto che a lungo ne hanno fatto una meta ideale per studiosi d’esoterismo, sensitivi e sette esoteriche, certamente hanno contribuito alcuni fenomeni e fatti inesplicabili che in questa zona sono stati segnalati (vi sono stati molti avvistamenti Ufo, segnalazioni di ball-lights e strani fenomeni luminosi, da far supporre addirittura l’esistenza di una base aliena nel sottosuolo!). Quello però sul quale mi soffermerò rimane un fatto tragico ed inspiegabile, che suscita ancora molti interrogativi e getta un alone sinistro e sanguinoso su quelle rovine cariche di storia e di mistero.

(I segreti di Veio di Gianpaolo Saccomano)

Nel gennaio 2016 il ricercatore italiano Enzo Tagliazucchi dell’Istituto di Fisiologia medica di Kiel, ha pubblicato sulla rivista Journal of the Royal Society Interface lo studio su una scoperta molto interessante. Usando la tecnica della risonanza magnetica funzionale, il ricercatore italiano è riuscito a individuare il confine tra coscienza e incoscienza. Ciò ha permesso di evidenziare come lo stato di coscienza o incoscienza dipenda dall’attività di un numero minimo di connessioni neurali, al di sotto del quale la persona è in stato d’incoscienza. Se il grado di percezione è dunque determinato dal numero contemporaneo di connessioni neurali attive in un dato momento, anche le possibilità d’interazione della mente sull’ambiente esterno dipendono dalla medesima circostanza. Il cervello può infatti essere paragonato a un circuito elettrico non isolato. La sua attività è frutto di elettricità. Le onde elettromagnetiche generate dal cervello si espandono ben oltre i confini fisici rappresentati dal cranio, e nuove tecnologie sviluppate nell’ultimo decennio stanno già sfruttando tale conoscenza.

(Quanto lavora il nostro cervello? di Stefano Nasetti)

La perdita delle persone amate, genitori, fratelli, amici intimi, ma anche della propria salute, così come i grandi cambiamenti esterni dovuti a catastrofi naturali o all’andamento dell’economia, puntano di continuo il dito sull’impermanenza. La vita ha di certo una fine, eppure la ragione non ne vuole sapere e spera nella con­tinuità, nell’immortalità. Ogni essere un giorno morirà, è ovvio, ma anche se siamo in grado di capire quasi tutto, siamo abilissimi a evitare il confronto con un fatto del genere – una negazione che prosegue fino all’ultimo istante di vita. La brama di sicurezza e immortalità è una tendenza fortissima nell’essere umano, e la spinta ad aggrapparsi alla vita si fa senz’altro più pressante in quelle culture che tendono a esorcizzare la morte. Se però com­prendiamo che l’unica cosa che rimane al di là del tempo è la ric­chezza della propria natura di buddha, allora riusciamo a tranquil­lizzarci perfino a proposito della morte.

(Oltre la paura di Lama Ole Nydahl)

Una delle ultime discendenti della famiglia Scotti, Anna Giulia, si avvicinò inavvertitamente al camino acceso, e le sue ampie vesti presero fuoco, trasformando in breve la sventurata in una torcia umana. Le sue spoglie sono tuttora conservate nella seicentesca chiesa di San Carlo, all’interno del perimetro murario della Sarmato medievale, dove una lapide ricorda la nobildonna e commemora quanto accadde in quella tragica serata autunnale. La morte accidentale di Anna Giulia Scotti Cattaneo parve assumere, nei tempi successivi, un carattere leggendario: difatti, i racconti tramandatisi attribuirono alla presenza perpetua della sua anima inquieta l’origine del “fantasma”, quale sorta di eterea ed invisibile entità circoscritta a quegli spazi dove visse gli ultimi istanti d’esistenza. A parte la suggestiva trasfigurazione narrativa, gli unici fenomeni lamentati in passato dai nobili abitanti del castello paiono essere stati solo echeggi di origine ignota, di tanto in tanto percepiti tra i saloni e gli ampi corridoi dai pregiati pavimenti.

(Nel Castello di Sarmato di Salvo Virgilio)

 

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